Progetti

Il teatro che fa la differenza! 2016/17

Ai bambini del passato, del presente e del futuro


La terza edizione de Il teatro che fa la differenza! è dedicata ai bambini e a tutti i grandi che una volta sono stati bambini. Una nonna mette a letto la nipotina e le racconta una fiaba per farla addormentare. A mezzanotte, al dodicesimo rintocco, alcuni dei personaggi delle fiabe prendono vita e raccontano in prima persona le loro storie. Anche la nonna si farà coinvolgere facendo rivivere la bambina che è in lei e nei suoi ricordi.

Nel 2016 il progetto può vantare la collaborazione internazionale con Connections Project–Culliford House di Bridget Townsend, un’artista britannica conosciuta durante il mio soggiorno in Dorset, dove mi ero recato per apprendere la lingua dei segni britannica. L’attività di Bridget prevede l’insegnamento delle tecniche artistiche agli assistiti della casa di riposo Culliford House della città di Dorchester, con lo scopo di sollecitare la comunicazione attraverso l’espressione artistica. Mettendo insieme i nostri comuni obiettivi, io e Bridget abbiamo fatto conoscere i partecipanti dei nostri gruppi, quello de Il teatro che fa la differenza! e quello inglese, attraverso la lingua dei segni italiana e britannica. Dialogando con videochiamate via internet abbiamo compiuto una vera e propria “connessione” tra i gruppi di lavoro che ha dato grandi stimoli a tutti i componenti.

I partecipanti hanno così imparato anche alcuni segni della BSL (British Sign Language). La collaborazione è stata anche un’opportunità per riflettere insieme ai partecipanti sui punti di differenza e somiglianza tra la lingua italiana e quella britannica. Una di loro ha portato in scena i segni anglofoni durante lo spettacolo.

Ulteriori stimoli sono emersi durante la collaborazione con l’ICS – Ufficio Rifugiati Onlus e con l’Associazione Sklad Mitja Čuk. L’adesione dell’ICS ha arricchito il laboratorio perché ha consentito la partecipazione di ragazzi provenienti dall’Afghanistan e dal Pakistan che hanno recitato nella loro lingua madre. Lo Sklad Mitja Čuk ha partecipato con alcuni dei suoi utenti e ha ospitato lo spettacolo per la nona edizione del fESTINVAL Op.

All’epoca avevo già iniziato le prove del progetto a Siracusa e non mi è stato possibile assistere alla replica. Ma è stato motivo di orgoglio riscontrare che tutto si è svolto secondo le mie aspettative: ognuno dei partecipanti ha dimostrato di conoscere perfettamente la parte e di aver appreso le tecniche per recitare, ha rispettato i tempi di attesa per l’entrata in scena e mantenuto la propria posizione sul palco. Inoltre è stata raggiunta una forte sinergia tra i partecipanti che si è espressa sul palco e dietro le quinte, tra consigli e suggerimenti in scena. Insomma, il mio lavoro è finito con il raggiungimento di tutti gli obiettivi prefissati e ciò mi ha reso fiero e soddisfatto.

Con grande piacere, lo spettacolo ha richiamato l’attenzione della RAI – Furlanija Julijska Krajina, la filiale periferica in Slovenia e ha goduto di un’eco mediatica oltre il confine italiano.

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